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lunedì, 08 gennaio 2007

paraphernalia

Ogni tanto lo trovo usato in senso ironico - tutti i  misteroiosi strumenti che ingombrano il tavolo dello scienziato, o di un artista ecc. - e non so mai come metterlo. Mi viene in mente il termine "aggeggiacoli", ma è un po' toscano e non oso scriverlo. Qualcuno ha un suggerimento? 
postato da: rvalla64x9 alle ore 15:46 | link | commenti (4)
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sabato, 11 novembre 2006

Squint

Anche se probabilmente non c'è nessuno in ascolto, io ci provo lo stesso: ma voi non sbuffate come mantici quando trovate il verbo 'squint at'? Tutto quello che mi viene in mente in italiano è goffo e orribile.
Voi che ne dite?
postato da: ziaVale67 alle ore 08:08 | link | commenti (2)
categorie: vedere, inglese
sabato, 04 marzo 2006

Crazy Eddie

avete mai incontrato questo termine? Non so se fosse già in uso quando Larry Niven l'ha inserito nel suo romanzo The Mote in God's Eyes, ma san Google dà molti riferimenti posteriori e l'attribuzione a Niven è in:
http://home.tiac.net/~cri/2006/mote.html
All'epoca, dovendo rivedere il libro in questione, avevo aggiunto una breve spiegazione, "Crazy Eddie, ossia - alla lettera - il pazzo che va controcorrente". Il senso era quello descritto nel romanzo: un  tale, soprannominato "Crazy Eddie", lavorava per anni a un'invenzione  che tutti definivano assurda, e all'atto pratico l'invenzione funzionava, tra lo sbalordimento collettivo. L'ho visto usare nella forma "his Crazy Eddie idea" e simili. Qualcuno l'ha incontrato? 

postato da: rvalla64x9 alle ore 10:37 | link | commenti (1)
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mercoledì, 01 febbraio 2006

just checking

non è momento di blog traduttologici, eh?
postato da: Holynow alle ore 17:56 | link | commenti (1)
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lunedì, 12 dicembre 2005

Pooter

Accidenti! Usando il collegamento con OneLook (a parte il fastidioso aprirsi di finestre di Spyware) scopro ad esempio che il famigerato pooter che assilla i miei sogni da un po' (d'altronde per il mio autore le gambe per essere preparate al sonno may be rubbed, shaved, or dressed in pooter)... scopro dicevo che pooter è anche neologismo slang per computer, come se non mi bastasse già l'aspiratore entomologico
postato da: Holynow alle ore 08:46 | link | commenti
categorie:
domenica, 11 dicembre 2005

Sopra o sotto il cliff?

Come tradurre “cliff”? L’argomento si presta a una lunga sbrodolatura da parte del sottoscritto. L’altro giorno sentivo tradurre "cliff" con "dirupo" ed è già un progresso, dato che un tempo, in analogia con quello di Dover, lo si trovava tradotto con "scogliera": ...Le bianche scogliere di Dover... Ora, c'è scoglio e scoglio (e scolio...) (e scoglia. "appiccicato come l'ostrico alla scoglia" diceva Petrolini) e io – mia lacuna – tutto mi raffiguro, nell'udire di scogliere, men che quelle di Dover.
Una volta mi trovo un titolo: The fall of the cliff, e una scogliera che casca giù non me la vedevo proprio.
Secondo me qui abbiamo un'ennesima prova della differenza tra il britannico e l'italico. L'italico, uso ad abitare in luoghi aspri, scoscesi e montani (be', i creatori della lingua... Petrarca era persino salito sul Ventoux!), quando incontra un tratto orografico come il cliff tende a temere di cascarci sotto, mentre l'inglese, vivendo in pianura ondulata, tutt'al più teme di sbatterci il naso contro. Perciò il suo cliff è una parete rocciosa vista dal di sotto, mentre noi le pareti rocciose tendiamo a pensarle dal punto di vista di chi ci sta sopra. Per cui se trovo uno che guarda da over the cliff tendo a pensare che guardi dall'alto del precipizio, mentre se uno sta sotto the cliff penso che stia sotto la rupe (però qualcuno veniva anche gettato giù, dalle rupi...)
Sempre per gli amanti del giallo, come tradurlo, in moneta spicciola? Una breve ricerca porta a queste possibili traduzioni (segue la definizione):
Balza
(luogo ripido e scosceso; breve ripiano che interrompe un dirupo o la parete di un monte)
Contrafforte
(
catena di monti che si dirama da una catena principale o da un massiccio montuoso)
Dirupo
(luogo scosceso e roccioso)
Falesia
(o falesa: costa con pareti rocciose alte e continue, a picco sul mare; nell’arrampicata sportiva, qualsiasi parete verticale, spec. a quote poco elevate, utilizzata come palestra di roccia)
Faraglione
(grande scoglio isolato, alto e scosceso, che emerge dal mare di fronte alle coste a falesie: i faraglioni di Capri)
Greppo
(pendio dirupato: il traditor cercando per quei greppi, Ariosto)
Guglia
(cima rocciosa isolata e appuntita)
Macigno
(
rupe, masso)
Picco
(
cima di una montagna, spec. isolata e con pendii molto ripidi)
Precipizio
(
luogo scosceso e dirupato dal quale si può facilmente cadere o in cui si può precipitare)
Roccia
(
masso sporgente di pietra viva; in alpinismo, parete rocciosa; arald., monte dirupato posto solitamente sulla punta di uno scudo)
Rupe
(roccia scoscesa, ripida, spesso di notevoli dimensioni, che si trova in posizione molto elevata o che incombe sul paesaggio sottostante; rupe tarpea, scarpata del Campidoglio da cui venivano gettati i colpevoli di delitti contro lo Stato)
Scarpata
(
piano inclinato di un terreno, spec. quello che limita lateralmente costruzioni stradali o ferroviarie; superficie più o meno continua e inclinata che raccorda formazioni rocciose, sedimenti o terreni situati a quote diverse: scarpata continentale: s. che costituisce il raccordo fra la piattaforma continentale e il fondo marino)
Scogliera
(
serie di scogli posti l’uno accanto all’altro, spec. adiacenti alle rive del mare o di un lago)
Sperone
(
diramazione secondaria e trasversale di una cresta montuosa | sporgenza del fondale marino, simile a un promontorio)
Sporgenza
(
la cosa, la parte che sporge: aggrapparsi a una s. della roccia)

postato da: rvalla64x9 alle ore 15:01 | link | commenti (2)
categorie:
mercoledì, 07 dicembre 2005

inglese - to wave aside a consideration

Ho già trovato varie volte questa costruzione, che rientra nel "muovere la mano con moto ondulatorio" e di solito metto qualcosa del genere di "Fece un largo gesto della mano, come per allontanare da sé l'argomento". Ma un "parlante" lo userebbe? O scriverebbe semplicemente: "Lasciò perdere la cosa"? Noi italiani siamo gesticolatori più degli inglesi e se mettiamo  che fece un gesto, sembra un sovrappiù... ma loro lo mettono per sottolineare l'eccezionalità dell'avvenimento e allora andrebbe sottolineata questa eccezionalità: "Anche se non aveva l'abitudine di gesticolare, mosse la mano come per allontanare da sé l'argomento, (eventuale aggiunta: quasi fosse una mosca fastidiosa)", ma magari era solo un piccolo gesto, ha scosso solo le dita, e l'inglese lo registra usando una frase semanticamente poco significativa, abituale in quel contesto... e a questo punto il traduttore ormai si è perso nel labirinto della traduzione!)

postato da: rvalla64x9 alle ore 13:09 | link | commenti (1)
categorie: inglese - gesti
martedì, 06 dicembre 2005

inglese - Non è bello ciò che è bello?

Ma è bello ciò che piace?

Ho appena comprato il numero di dicembre di POESIA dedicato a 400 poeti del 900
e ho trovato alcune poesie da me molto amate, in particolare questa di STEViE SMITH che ricordavo bene in una traduzione diversa da quella pubblicata. Ho pensato di fare un sondaggio, per capire quanto sia questione di gusto mio, o quanto il mio gusto sia condiviso, almeno dai frequentatori di KERMIT. Voi preferite la versione A o quella B? 

Not waving but drowning         di Stevie Smith

Nobody heard him, the dead man, / But still he lay moaning: / I was much further out than you thought / And not waving but drowning. // Poor chap, he always loved larking / And now he's dead / It must have been too cold for him his heart gave way, / They said. // Oh, no no no, it was too cold always / (Still the dead one lay moaning) / I was much too far out all my life // And not waving but drowning.


VERSIONE A)  NON SALUTAVO, AFFOGAVO:
Nessuno l'udiva, il morto, / Ma ancora gemeva: / Ero molto più al largo di quel che pareva / E non salutavo, affogavo. // Poveretto, gli è sempre piaciuto scherzare / E adesso è morto. / Forse faceva troppo freddo per lui il cuore ha ceduto, / Dicevano. // Oh, no no no, faceva sempre troppo freddo / (Il morto ancora gemeva) / Troppo al largo per tutta la vita / E non salutavo, affogavo. 


VERSIONE B)  NON SALUTANDO, AFFOGANDO: Nessuno lo ha sentito, il morto, / eppure era steso gemendo: / ero molto più lontano che pensaste / e non stavo salutando ma annegando. // poveraccio, gli piaceva sempre scherzare / e ora è morto / deve essere stato troppo freddo e il suo cuore cedette, / hanno detto. // oh no no no, era troppo freddo sempre / (e il morto era ancora steso gemendo) / ero molto più lontano tutta la vita / e non stavo salutando ma annegando.

postato da: Escarlata alle ore 17:20 | link | commenti (21)
categorie: sondaggio
venerdì, 02 dicembre 2005

inglese - reach out

Come tradurre l'onnipresente reach out? è necessario tradurlo sempre e comunque?
reach out fa parte, secondo me, di quei verbi maledetti che non si possono tradurre sempre allo stesso modo e che a volte forse non è necessario tradurre, perché l'inglese tende a descrivere più nel dettaglio i movimenti del corpo. Alla voce reach out il Ragazzini porta come esempio la seguente frase: he reached out (his arm) for the rope. la traduzione suggerita è allungò il braccio per prendere la fune. Ovviamente senza contesto è difficile stabilire quanto sia importante sottolineare che la persona in questione ha dovuto allungare il braccio per afferrare la fune. Ma normalmente, direi, in italiano noi diamo per scontato che per prendere la suddetta fune si sia allungato il braccio. Solo nel caso in cui la fune non fosse stata realmente presa, diremmo che l'uomo allungò il braccio. In generale tendiamo a omettere la descrizione di azioni date per scontate. Non specifichiamo cioè se una persona è in piedi, seduta o sdraiata se è ovvio. E secondo me è altrettanto ovvio che per afferrare qualsivoglia oggetto si debba prima allungare il braccio o la mano. La mia posizione in proposito è non tradurlo quasi mai con "allungare il braccio/la mano" se non strettamente necessario.
Il Garzanti propone il seguente esempio e relativa traduzione: he reached out his hand for his gloves, stese la mano per prendersi i guanti. Di nuovo, io proporrei semplicemente prese (afferrò, ecc.) i guanti, se dal contesto sappiamo che l'uomo li afferrò veramente, e non allungò invece il braccio senza poi effettivamente trovarli o prenderli. Vi sembra così necessario in italiano specificare che quest'uomo ha dovuto stendere la mano per prendere i guanti, se poi li ha realmente presi? Certo avrebbe potuto prenderli col braccino anchilosato, oppure con i denti, con i piedi. Ma il fatto è che l'italiano è una lingua tendenzialmente più vaga, uno prende i guanti e basta, non importa stare a dire che l'ha fatto con la mano. L'italiano è vago spesso anche per i verbi di movimento: I was walking back from school in italiano è semplicemente tornavo da scuola, e non dico che ero a piedi e non in macchina se non è necessario in qualche modo. ma questa sarebbe materia per un altro post.
Per tornare a reach out e concludere: cone tradurreste il titolo della famosa canzone di Gloria Gaynor Reach Out, I'll Be There? Allunga la mano e io sarò lì? Allunga la mano e mi troverai? Soluzioni improponibili. In effetti il concetto di reach out è qualcosa che spesso è sottinteso in italiano, è un modo di vedere un'azione che probabilmente in italiano avrebbe un punto di vista diverso. E' quel punto di vista che dobbiamo cercare, sempre basandoci sul testo e il contesto col quale lavoriamo, ma questo è ovvio e vale sempre, quindi lo specifico ora e mai più. Dobbiamo dunque cercare quel punto di vista più consono al modo o ai modi italiani di descrivere la realtà, e partire da lì per la nostra traduzione. 

postato da: featheryca alle ore 00:35 | link | commenti (8)
categorie: inglese - gesti
martedì, 29 novembre 2005

come usare kermit

ogni volta che vogliamo postare un nostro instant kermit sul blog, seguiamo queste semplici regole, per rendere più agevole la consultazione.

TAG
quando componiamo un messaggio nel campo dei tag (alla destra del messaggio) inseriamo l'argomento di cui vogliamo parlare nel seguente modo: lingua di partenza - argomento generico. per esempio: inglese - tempi verbali, francese - falsi amici

TITOLO
nel campo del titolo inseriamo la lingua di partenza e l'argomento specifico di cui intendiamo parlare. per esempio, inglese - uso del trapassato prossimo

MESSAGGIO
nel campo del messaggio sviluppiamo l'argomento di cui si vuole parlare, possibilmente in maniera schematica e con più di un esempio di nostre soluzioni. cerchiamo di non superare le sessanta-settanta righe.


FORMATTAZIONE
meglio mantenere una formattazione uniforme, non usiamo colori diversi da quello di default e adoperiamo grassetti e sottolineature con moderazione

FOTO
se proprio ci va possiamo inserire foto nei post, più che altro per bellezza e per rompere la monotonia del testo scritto, ma cerchiamo di non postare foto troppo grandi, una misura limite può essere 120 X 120 px. per esempio, se nella sezione "inglese - azioni che esprimono stati d'animo"  vogliamo dire la nostra su vari modi di risolvere l'annoso problema della traduzione di "frown", per esempio, possiamo aggiungere all'inizio del post una fotina tipo questa:



COME AGGIUNGERE LE FOTO
uno dei modi più semplici è crearsi un account su http://imageshack.us/ o su www.flickr.com, per esempio. poi cliccate sull'icona delle immagini e aggiungete l'url della foto.

Buon lavoro e instant kermit a tutti!

postato da: featheryca alle ore 18:06 | link | commenti
categorie: avvisi ai naviganti

è nato kermit

cari colleghi, è con con grande piacere che vi annuncio la nascita di kermit. lo scopo di questo blog è quello di raccogliere, divise per lingua e tematica, le nostre proposte di possibili soluzioni ai problemi che più spesso ci capita di incontrare durante la traduzione e che il dizionario purtroppo non ci aiuta a risolvere. perché kermit? una volta da bambina, prima della nascita di internet, mi è capitato di scervellarmi per un giorno intero perché non riuscivo a ricordare il nome della rana dei muppets. poi di notte kermit mi è venuto in sogno e mi ha detto: "mi chiamo kermit". quindi kermit rappresenta l'illuminazione improvvisa. instant kermit, per parafrasare john lennon. kermit ci offre dunque l'occasione per elaborare per esteso processi mentali spesso inconsci durante il nostro lavoro per poter offrire agli altri le nostre illuminazioni o beneficiare di quelle altrui.

postato da: featheryca alle ore 16:44 | link | commenti (8)
categorie: avvisi ai naviganti